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PIERO DELLA FRANCESCA
e la sua pro-spettiva


“Quella che stiamo vivendo non è semplicemente un’epoca di cambiamenti, ma è un cambiamento di epoca". Il lapidario giudizio che papa Francesco formulò il 21 dicembre 2019, aggravato di lì a poco dalla pandemia, è diventato per me la chiave di rilettura dell'opera pittorica di Piero della Francesca.


Egli ha attraversato tutto il XV secolo ed è morto proprio il 12 ottobre 1492, nel giorno della Scoperta dell'America che segna il canonico passaggio da età medievale ad età moderna. Ma la storiografia a volte propone come decisivo punto di svolta da Medioevo a Modernità il 29 maggio 1453, giorno della caduta di Costantinopoli per mano di Maometto II alla guida dei Turchi Ottomani.


Piero è il figlio più illustre di Borgo Sansepolcro, cittadina fondata nel X secolo da due pellegrini che tornavano dalla Terrasanta, i quali vi edificarono un'abbazia dedicata appunto al Santo Sepolcro.


Piero ha dipinto l'affresco emblematico della sua città: il Cristo che esce vittorioso dal Sepolcro, il grande dipinto murale che ancor oggi si ammira nel palazzo che fino ad anni recenti ha ospitato il governo cittadino.


In costante sinergia col cardinale Bessarione (colui che più di ogni altro si è speso dapprima per la riunificazione tra cattolici occidentali ed ortodossi orientali provvisoriamente sancita a Firenze nel 1439; e che poi ha tentato in ogni modo di organizzare la legittima difesa della Cristianità in risposta all'espansionismo islamico dopo la caduta di Costantinopoli), Piero ha dipinto in modo sintetico nella Flagellazione di Urbino e analitico nella "Leggenda della Santa Croce" in San Francesco ad Arezzo, i grandi manifesti della fede cristiana che resiste lungo i secoli alle minacce e rifiorisce ancor più affascinante.


Piero è il pittore dell'Annunciazione, dell'imminenza del Natale nella indimenticabile Madonna del parto di Monterchi, poi della Natività di Londra; quindi del Battesimo, della Crocifissione, della straordinaria Madonna della Misericordia, dei grandi santi ma anche dei celebri condottieri del suo tempo. Tutti capolavori assoluti del limpido classicismo quattrocentesco, dipinti da colui che ha portato alla massima perfezione anche a livello teorico la scienza della prospettiva. La tecnica di zoom "explorer navigation" permette di entrare nei dettagli in una caccia al tesoro che riserva non poche sorprese.


Ecco: l'arte di Pietro ci consegna non un'epidermica emozione estetizzante, ma la roccia dell'ontologia, ovvero l'essere dell'uomo e l'Essere che s'incarna per redimere l'uomo, con una irresistibile attrattiva.









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