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gennaio 2020

RAFFAELLO, o della Bellezza


Raffaello Sanzio, nato il 6 aprile 1483, è morto il 6 aprile 1520, venerdì santo. Una nuova presentazione "explorer navigation", dunque, a 500 anni dalla morte dell'Urbinate, quasi un film in due tempi, tra un preludio e un epilogo:

• Autoritratto degli Uffizi – a mo’ di preludio in cui guardare in faccia Raffaello - con cenni essenziali sulla vita del pittore e sui tratti salienti della sua opera, esempio insuperabile dell'eterno spirito classico in felice connubio con l'esperienza cristiana, nell'apogeo del Rinascimento. Viene poi dato un veloce sguardo alla sua prima opera, dipinta attorno ai quattordici anni: la predella di Santa Maria Nova a Fano (mia città natale) ai piedi di un capolavoro del suo maestro Perugino; e vengono messe a confronto le due simili versioni dello"Sposalizio della Vergine", in cui il discepolo supera il maestro.

 

Primo tempo: le Madonne di Raffaello, con attenzione alle costanti nell’erbario e nel bestiario simbolico: fragole, papaveri, garofani, palme, cardellini, agnelli. Un primo tempo connotato da una bellezza che lascia senza parole, solo da contemplare..

 

Secondo tempo: la "Stanza della Segnatura", cuore delle Stanze vaticane. Lettura integrale delle quattro pareti e delle relative allegorie affrescate nei tondi della volta. Entro l’alveo delle due pareti “minori”, in cui sono squadernati il Bello di tutte le arti e in particolare della poesia, e – di fronte – il Buono e il Giusto, nella presentazione viene data la massima attenzione alle due pareti “maggiori”, dedicate al più importante dei quattro trascendentali: il Vero. Da una parte la cosiddetta Scuola di Atene illustra l’orizzontale tensione al Vero propria della ragione filosofica antica, che si pone come “meraviglia” di fronte alla realtà concepita come segno del Mistero (colore-chiave è l’azzurro dell’umano “de-siderio” che reiteratamente occhieggia sopra una navata in stile bramantesco); dall’altra parte la verticale discesa del Vero teologico in forma di epifania trinitaria converge sulla Presenza sacramentale, ovvero sul Mistero che permane carnalmente (colore-chiave è l’oro dello splendore eterno, entro una finta abside cui approda la filosofica tensione dell’opposta finta navata).

 

Epilogo: la Trasfigurazione vaticana. E’ l’ultima opera di Raffaello, che dipinse il volto di Cristo “quindi non toccò più pennelli sopraggiungendoli la morte” (Vasari).





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